Il mio blog: http://www.fozzdances.com/blog
Il blog è stato l'evento epocale (epocale esclusivamente per i miei orizzonti, non c'è stato sismografo né cronista che abbia registrato alcunché, a suo tempo) che mi ha cambiato la vita? Non saprei, ma di sicuro è la conseguenza diretta di un cambiamento avvenuto molti anni prima. Sedetevi qui intorno a me, bambini.
E lisciandosi la barba bianca come se da lì, uno ad uno, dovesse sfilare via via i ricordi, iniziò il suo racconto.
Tra il febbraio e il marzo del 1990 successero due cose: infilai la cornetta del grigione SIP nelle ventose di un accoppiatore acustico, un coso di cui ero entrato in possesso per caso mesi addietro e del quale non sospettavo minimamente la funzione, finché non vidi ballare sullo schermo delle letterine che non venivano dalla mia tastiera. Con emozione, per la prima volta; e la prima volta non si scorda mai. Qualche giorno dopo sono su una Panda, la prua verso casa, e sul sedile posteriore c'è uno scatolone bianco con scritto sopra "Macintosh SE".
Questo decise la sorte del bufalo, l'avvenire dei miei baffi e il mio mestiere.
Insomma, mi resi conto quasi all'improvviso che la comunicazione mediata dai computer, come dicono quelli che non hanno la parola "telematica", era il futuro. Se non quello dell'umanità (come in certa parte è stato), almeno il mio. Sta di fatto che non ho campato come previsto con la professione di architetto, ma tutte le occasioni di lavoro che ho avuto nei dieci anni seguenti sono venute spontaneamente dalla "rete relazionale" creatasi intorno alle due grandi BBS che frequentavo.
Il fenomeno è interessante perché non era certo un mondo dove si andava tutti d'accordo per il solo fatto di condividere una passione che il contenuto tecnologico rendeva allora per pochi, ma le affinità e le qualità si rivelavano tutte attraverso la parola scritta, col paradosso incombente della comunicazione "senza faccia" che da un lato incoraggia il mascheramento (appaio ciò che voglio mostrare agli altri), dall'altro fa emergere aspetti sostanziali (appaio ciò che sono veramente) che spesso sono offuscati dalle prime impressioni esteriori, la voce, l'accento, le fattezze, il vestiario, eccetera.
Dissolvenza. Dieci anni dopo. Le BBS si sono spopolate, le community sono ora altrove, affollate di moltitudini che alzano il rumore di fondo oltre il livello che sei capace, o semplicemente hai voglia, di sopportare. Non è più il tuo mondo, e va bene così, come quando torni al mare e trovi nuove generazioni a strimpellare la chitarra sedute sul muretto dove un tempo c'eri tu.
Poi nel 2002 mi sono occupato di blog per lavoro, un giornale al quale avevamo messo su il sistema editoriale web voleva ospitare il blog di un paio di giornalisti. Come fare? Ma soprattutto: cos'è un blog? Mi sono interessato, e ho finito col cominciare a giocarci. Prima tecnicamente, poi scoprendone i meccanismi di relazione, le conseguenze dei link, la visibilità, tutte quelle storie che altri hanno poi studiato e illustrato molto meglio di quanto potrei fare io. Ne ho aperto uno senza dirlo a nessuno, senza proporre scambi di link, senza lasciare commenti ad arte altrove: volevo vedere se il meccanismo delle affinità tramite la parola scritta funzionava ancora.
Funziona.
Piano piano si è ricreata una nuova rete di relazioni (a volte con persone conosciute ai tempi delle BBS, una dozzina d'anni prima), ma stavolta senza l'unità di tempo, luogo e azione che caratterizzava aristotelicamente le BBS, portando a volte alla rappresentazione di piccoli psicodrammi. Una struttura decentrata, diffusa, in cui si parla con altri, ma stando ciascuno a "casa" propria. Il blog è un luogo inter-referenziale. E non autoreferenziale, come superficialmente affermano alcuni. Il fatto che si creino dei "giri", delle community, o come le vogliamo chiamare con qualche altro brutto neologismo, è perfettamente normale, sarebbe disastroso far convivere tutti indiscriminatamente nel sistema di interreferenze, dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Si scrive condividendo un sistema di riferimenti che si pensa comune ai lettori, se si esce da quello le cose non funzionano più (ne è la prova quel che di allucinante succede nei commenti quando un post è pubblicato in maniera decontestualizzata: troppi per seguirne il filo, quasi tutti sfasati o fuori tema). Non credo poi che un blog sia un luogo dove esercitare democrazia, semmai a volte è uno strumento col quale alla democrazia si può partecipare. Non credo comunque alla funzione sociale (e tanto meno a quella letteraria, a dirla tutta) del blog in sé, e questo dal mio punto di vista rende superflue certe ricorrenti discussioni e critiche viziate in partenza da un eccesso di enfasi sullo strumento.
E così il blog non ha stravolto la mia vita, forse perché giocoforza in secondo piano rispetto ad altri avvenimenti: contemporaneamente all'esordio di "giovani tromboni" ho saputo che sarei diventato padre e che avrei perso il lavoro. Confesso di avere un po' sperato che anche dal blog sarebbero in qualche modo uscite delle occasioni lavorative, come era stato con le BBS. Non funziona.
Ma mi ha fatto scoprire nuovamente il piacere della scrittura, e questa è stata una buona valvola di sfogo, che mi ha aiutato a vivere le cose con maggior serenità, e quando si è sereni le cose vanno meglio, sempre.