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the comforting of a transparent life mercoledì, settembre 20, 2006 Il mio blog: http://woodgate.splinder.com wood un giorno si trovò perso. da solo. lasciato da una ragazza che diceva di amarlo. wood si era sentito ferito. abbandonato e decisamente stupido per aver permesso di entrare nel suo mondo ad una persona che l’aveva lasciato ad aspettare un autobus in una fermata sbagliata. era un novembre color inverno in una città color noia identica a tante. wood si ubriacava per non pensare e faceva gare del freddo in macchine con i finestrini tutti abbassati. solo sotto il paltò bruciava il vaso di pandora che il suo addio aveva scoperchiato. così l’idea malsana si era impossessata di wood, ventenne con i sogni troppo ingarbugliati per capire dove portino. perché non fare entrare più gente nel suo mondo? carattere timido, malinconico e a tratti insopportabile se n’è stato dapprima sulle sue. sputando frasi senza senso su una relazione che esalava gli ultimi respiri di una sigaretta che avrebbe fumato ancora volentieri.
senza dire nulla ad amici e conoscenti. sottovoce come a non voler disturbare nessuno mentre si entra tardi a casa la notte. ma piano piano ha informato quasi tutti. a volte se n’è pentito ma a volte ne è stato contento. perché in fondo aveva bisogno di persone da sentire confinanti con i suoi bisogni. del fatto che le cose puoi anche non dirle a chi ti sta vicino tanto le legge e le scopre fra le righe. si è fatto scoprire per quello che è e che non si vede sotto metri e metri di timidezza e bocca cucita. è uscito. ha conosciuto gente. ha riscoperto persone che aveva lasciato su cigli di strade che aveva dimenticato dove portavano più per colpa sua che altrui. ed è stato ripagato con rapporti formato ossigeno in lattina da 33. “…e tu sei l’arancione. ti ho dato il colore composto visto che sei l’uomo più complicato a cui voglio bene”. si è fatto scoprire da persone che forse non avrebbero mai incrociato la sua strada per più di due secondi. fatto nuove amicizie. si è anche innamorato e ha fatto la cazzata di scriverlo sul blog direttamente ad una lettrice come se potesse servire a rendere le cose più facili. non è finita bene. anzi non è neanche iniziata però ha capito. che la vita non è un telefilm dove tutti alla fine dell’ultima serie sono felici e contenti. ha baciato qualcuno che non l’aveva conosciuto se non da quello che scriveva. ha aggiunto la categoria blogger e derivati sul messenger. ha conosciuto gente con gusti generali più vicini ai suoi che in una piccola cittadina come la sua non sempre sono facili da scovare neanche al reparto surgelati del supermercato di paese. con google si fa prima. ha viaggiato e i viaggi che ha fatto se li ricorderà per sempre perché sono indelebili sul web. salamanca. barcellona. bologna. torino. milano. tutti posti che non conosceva ma che adesso hanno anche una colonna sonora da leggere. l’ha chiuso venti volte ma non ha mai resistito per più di una settimana anche perché le persone che contano lo hanno sempre fatto sentire importante per le righe del suo blog. “…era una specie di diario per tutti, una raccolta di pensieri che era bello poter vedere ogni tanto, poter di nuovo sorridere o emozionarsi…”. “scrivilo sul blog” e “carino il tuo blog” sono frasi che diventano carezza per uno che di se non è mai troppo convinto. insomma il mio blog fatto a diario di sensazioni e sentimenti mi ha fatto bene, mi ha fatto sentire un isola un po’ meno isolata di come pensavo di essere. come una canzone dei giardini di mirò prima di andare a dormire. Postato dalla Redazione
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