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La traduzione del blog di una geisha giapponese
 Il mio blog: http://mitsu.splinder.com
Chi è Mitsuko T. ? O meglio Mitsu, come si lascia chiamare sul suo blog. Mitsu è una maiko, una fanciulla di diciassette anni che apprende l’arte della geisha. Il 25 Novembre del 2005 è stata accettata in una okiya di Kyoto: sono così chiamate le o-chaya (teahouse) che addestrano e ospitano le giovani maiko. Da allora Mitsu si racconta in un diario on line che, per la grande popolarità, nella versione nipponica ha raggiunto i diecimila accessi al giorno. Cade quindi in Giappone uno degli ultimi tabù. Sul web infatti l’adolescente ha iniziato a descrivere il proprio percorso formativo, raccontando impressioni e riflessioni provocate da ogni sua nuova esperienza. Tradizionalmente quella della geisha è l'unica professione che richieda un tirocinio più lungo di quello di un medico, con materie che vanno dalla musica al teatro, dal trucco alla poesia e ai più vari argomenti di conversazione: se è sempre discreta, infatti, la più raffinata delle compagne femminili non può permettersi nessuna lacuna culturale. Altro che veline, letterine o paroline di televisiva memoria. Tra un post e l'altro, Mitsu parla della scuola di trucco oshiroi, che è assai più complicata della cosmesi di tipo occidentale, della gastronomia, con tutta la gamma di dolci e bevande in cui una vera geisha deve essere espertissima, dei tessuti, degli abiti, del portamento, definito in ogni minimo gesto e situazione, e di tutti quei dettagli che distinguono una geisha da una oiran (prostituta d’alto bordo). La parola geisha è composta da due caratteri giapponesi: sha, intrattenitrice, e gei, artistica. Se maiko vuol dire danzatrice, geisha significa artista e dunque si distingue radicalmente dalle oiran, a cominciare dal modo di portare l'obi (la fascia di seta rigida da avvolgere intorno al kimono) che viene stretta dietro invece che davanti come usano fare le cortigiane. Il mondo delle geishe sta lentamente scomparendo. Da ottomila che erano, prima della seconda guerra mondiale, si valuta che attualmente non ne siano rimaste più di un paio di migliaia, concentrate soprattutto a Kyoto, il bastione della tradizione. Una geisha apprendista impiega dai cinque ai sei anni per padroneggiare le sue arti, allenandosi duramente come un'atleta delle Olimpiadi e vivendo secondo una rigida etichetta, in fatto di abbigliamento e comportamento. Al termine del piano di studi se decide di sposarsi deve rinunciare all’ambito ruolo, altrimenti si potrà tenere in suo onore la cerimonia dell’erigae. Di conseguenza, non stupisce che siano poche le donne tentate a seguire tale apprendistato. Tuttavia, non si può dire che fare la geisha non sia più un'ambizione. Sono centinaia le mail che Mitsu riceve, ogni settimana, da parte di ragazze di tutto il mondo che le confessano di volerla imitare: sognano di diventare anch’esse delle maiko. Forse che quella della geisha, grazie al fascino di Mitsuko, sia destinata a divenire la professione più ambita del terzo millennio? Sorge però spontanea una domanda che abbiamo rivolto proprio a lei: cosa spinge una fanciulla di quindici anni a scegliere questo mestiere? “Amore, solo questo desidero. Ed ora so dove trovarlo. So perfettamente chi voglio essere: una geisha. Sensuale e perfetta, assoluta padrona dell’arte d’amare me stessa. Io voglio raggiungere la perfezione”. L'arte di amare giapponese ha dunque stregato anche il web ed ora una casa editrice italiana che, per il momento, preferisce restare in incognito, ha proposto a Mitsu di trasformare il suo diario in un romanzo. La giovane maiko ha accettato e quindi, da gennaio, potete leggere la traduzione in italiano dei suoi post sul blog che le ha dedicato la redazione. Non vi stupite se, scrivendo un commento, noterete che l’orologio del blog ha le lancette spostate in avanti di otto ore: ricordatevi che lì siete in Giappone. In attesa di leggere il suo libro potremo quindi assaporarne la poesia su Splinder.
un'esperienza in continua evoluzione
 Il mio blog: http://bellodicasa.splinder.com
Come ha cambiato la mia vita il blog? Il cambiamento c'è stato e non riguarda soltanto le esperienze di rete, poiché queste hanno influito sulla mia vita reale in modo piacevolmente positivo.
Sono approdata a splinder nel 2003 su invito di un amico. All'inizio non sapevo cosa scrivere, parlare di me lo giudicavo troppo banale e intimo, anche se ogni tanto i miei post andavano a ruota libera, tanto da meritare l'omonimo tag. Piano piano mi sono attestata sull'attualità e sullla politca, con piccole incursioni nell'arte culinaria.
Ho aperto anche un blog laboratorio, dove per qualche tempo insieme ad alcuni amici blogger abbiamo provato a realizzare un laboratorio di scrittura. Ora il blog Laboratorio di scrittura giace abbandonato, perché come tutte le cose anche i blog prima o poi finiscono.
Il mio primo blog è Paradosso, una bella esperienza che mi ha portata in tre anni ad approdare ad un esperimento di blog aziendale o corporate blog, per la mia attività di venditrice Ebay. Un percorso davvero fantasioso, se pensate che è passato anche attraverso il blog del circolo di Rifondazione della mia città, gestito insieme ai miei compagni di partito.
Ho anche aperto tre blog per lavoro: questi sono diventati gli spazi di promozione di alcuni progetti culturali che vengono realizzati nel mio Comune: http://culturapsg.splinder.com, http://maidetto.splinder.com, http://cortosangiorgio.splinder.com. In questo momento però, il blog per il quale le mie aspettative sono molto alte, è Bellodicasa.it, perchè è una novità nelle mie esperienze di rete e perché è direttamente collegato al mio sito web, che scoprirete visitando il blog.
Bloggare per me è stata ed è un'esperienza in continua evoluzione! Chissà dove mi porterà?
Se non son pazzi non li vogliamo
 Il mio blog: http://cattivamagistra.splinder.com
Le vittime sono loro, la vittima sono io.
Loro sono quei disgraziati dei miei studenti; io sono io: professoressa di italiano alle magistrali. Anzi: liceo sociopsicopedagogico, che fa più figo a sentirlo nominare (così dicono le mie 'bestioline').
Avrei voluto pubblicarlo in forma cartacea, questo diario, ma con uno stipendio indegno, un affitto assurdo, le bollette scandalose e i libri da pagare, no, forse era il caso di aprire un blog (questo è un messaggio subliminare agli editori SERI all'ascolto: c’è nessuno?), che è uno dei pochi scampoli di democrazia gratuita che c’è rimasto.
Diario astruso di una promotrice editoriale
 Il mio blog: http://ilviziodileggere.splinder.com
La mia vita da blogger iniziò all’incirca nel 2003, con Libero. Era più che altro un diario personale, con qualche annotazione mistica, qualche sfogo più o meno indirizzato a qualcuno e qualche pensiero stupido attraverso il quale gioiosamente godevo nel vedere il tutto publicato on line! Poi nel Settembre del 2004, scopro Splinder. Più o meno nello stesso periodo rimugino sul fatto che l’unica vera passione della mia vita è leggere libri. Insomma, c’è chi ha "hobbies", chi fa sport, chi fa di tutto e di più…io che cosa avevo? Solo una smisurata… sproporzionata… incommensurabile passione per la lettura. Gran fortuna direi, visto che i libri li vendo anche!
Un link è un piccolo regalo per chi lo riceve
Il mio blog: http://stanzadidora.splinder.com
Il bello di un blog, è che puoi tranquillamente sfogliare la tua vita in un lampo, leggendo all'indietro qualche post Il 15 giugno 2005 scrivevo il mio primo post con il quale davo l'annuncio che nella blogosfera c'ero anch'io. Oggi questo blog compie un anno. Mi piacciono le ricorrenze e gli anniversari, quelli "ufficiali", che compaiono nei documenti della nostra esistenza esteriore, ma anche quelli che ricorrono nel calendario invisibile del cuore, nelle pagine personali della nostra vita interiore. Ognuno di noi ha le sue ricorrenze, segnate spesso a margine di eventi irrilevanti o indifferenti ai più, ma significativi, cari, per noi. E' così anche per il compleanno del blog, del mio blog. Una data "mia", che ricorda l'inizio di un'esperienza diversa, diventata consuetudine, impegno e gioco, serietà ed evasione. Pensieri, momenti, riflessioni della giornata che diventano scrittura, post, si fanno blog.
il baule digitale della mia vita reale
Il mio blog: http://somethingwickedvault.splinder.com
Non si può dire che il fenomeno blog abbia sconvolto la mia vita reale, ma quantomeno ha apportato dei piccoli, interessanti cambiamenti. Da poco il mio blog personale My Thoughts' Vault ha compiuto un anno di vita e ho tirato le somme sul suo motivo d'essere: partito come semplice e pulito coacervo dei miei pensieri (spesso strani, lo ammetto) pian piano ha cambiato un po' rotta, diventando baule digitale della mia vita reale: vita sociale, incontri con amici, esperienza lavorative, situazioni e disastri giornalieri. In sostanza ho trasposto ciò che accadeva nella mia vita reale e mi lasciava strascichi nell'animo.
Dopo 1 anno, come ho detto prima, mi sono accorto che una piccola e selezionatissima schiera di lettori era in qualche modo costantemente sulle mie pagine, lasciando tracce più o meno significative. Questo perché tutti noi splinderiani siamo in qualche modo collegati.
Splinder cresce con voi
Il mio blog: http://www.finearts-graffiti.splinder.com
Quattro anni fa non sapevo neppure come si faceva ad accendere o spegnere un computer. Improvvisamente (la vita è strana e imprevedibile) dovetti imparare non soltanto a accederlo o spegnerlo, ma ad usarlo davvero bene per svolgere ricerche dalle quali poteva dipendere il futuro mio e di altre persone. Non dirò su quale argomento, dovrò farvi restare con la curiosità; posso dire soltanto che i problemi furono risolti, e grazie proprio al lavoro svolto (anche) su internet.
Fu durante queste scorribande che iniziai a incontrare la parola "blog". Brevemente: da allora il blog è uno degli strumenti principali che uso per la mia attività di promotore di artisti. Ma non solo: è stato il blog a permettermi di imparare cose che altrimenti non riuscivo ad assimilare: html, jpg, layout, ecc.; e a mettermi in condizione oggi di essere un web designer di discreto livello, e soprattutto un web designer professionista.
Intervista a Mauro Biani, fumettista.
Il mio blog: http://maurobiani.splinder.com
"Sicuro, il mondo è questo e nulla più, ma non starò li in silenzio ad aspettare che si freghi da solo." Mauro Biani, immagini, e chiacchiere in un Mondo Broiolo. Commenti, riflessioni e denunce, vignettate, scritte e rieducate da un educatore di professione, illustratore e vignettista per necessità fisiologiche.
Perché hai aperto un blog? Quando lo hai aperto? Quale necessità o bisogno hai sentito?
Fino al 2002 conoscevo pochissimo la rete e i blog, o meglio, per la mia “passione” per il disegno e le vignette collaboravo da qualche tempo (inviando vigne coll’email) con il sito unpodisinistra.it e successivamente con gran baol (bellissimo sito-blog e tra i fondatori di Unitedblogzine, una specie di agenzia di notizie tra blog e non solo) che purtroppo ha chiuso i battenti. L’idea di uno spazio mio su splinder: http://maurobiani.splinder.com/ è nata successivamente alla chiusura di gran baol, più per il piacere di “archiviare” i miei sfoghi grafici che per renderli pubblici.
Come si è sviluppato il blog? Quali opportunità ti ha aperto?
il blog mi ha cambiato la vita... lavorativa!
 Il mio blog: http://www.quanteruote.info Il blog mi ha cambiato la vita? Forse sì, pian piano la sta cambiando, è diventato addirittura un lavoro. Ma andiamo con ordine! Mi sono addentrato nel mondo dei blog il giugno scorso, spinto dalla passione sfrenata per la Ferrari e la Formula1; ho aperto così "Formula Ferrari" sulla piattaforma di Tiscali ma come tutti ricorderanno, il 2005 è stato purtroppo un anno "nero" per la "Rossa" e la mia intenzione di portare avanti un blog celebrativo dei successi domenicali di Schumacher sembrava non avere futuro. Ho deciso così di sospendere momentaneamente l'attività di blogger in attesa di... monoposto migliori. Il richiamo dei blogger però era troppo forte e a settembre ho ripreso tastiera e mouse e ho ribattezzato il mio blog "Quanteruote", acquisendo la libertà di parlare non solo di Ferrari, ma anche di motori in generale (sono pur sempre una mia passione).
un viaggio a tappe
 Il mio blog: http://ghiaccioinside.splinder.com Cercavo una canzone, cosi, con google, sapete quando fai quelle ricerche a casaccio? Le piccole cose che quasi non ti accorgi di fare? Io nemmeno sapevo cosa fosse un blog. Blog? Uh? Insomma capitai sul blog di un personaggio che chiamarlo Joyce e' riduttivo, e cominciai a leggerlo. Oggi, domani, dopodomani e prima ancora di accorgemene mi dissi: -"Ma perche non lo faccio anche io?"- Detto fatto sono partita. Un viaggio, a tappe. Ho usato il blog come sfogatoio. Si tratta di un fiume di parole che non correggo, che non rileggo, che non costruisco. Ed appunto risulta essere un ondata di parole che non sanno dove andare. E' la vita mi è cambiata.
Nuovi spazi in rete
Il mio blog: http://piazzacasaleone.splinder.com
Il blog mi ha regalato una laurea. Già, proprio una bella laurea. Il racconto inizia nella primavera del 2003 quando, studente di Scienze della Comunicazione a pochi esami dalla fine dell'iter, ho incontrato l'idea di weblog, per serendipity. E fu amore. Si perchè rimasi davvero colpito dalle possibilità e dalle prospettive che lo strumento mostrava. Decisi che quella sarebbe stato il mio argomento di tesi. Proposi il tutto a un professore: in realtà dovetti anche spiegare per filo e per segno di cosa si trattava, al tempo i blog non erano ancora pane quotidiano di tutti. La gestazione fu lunga, anche per vicende personali che andarono ad intersecarsi, ma alla fine del 2004 nacque un elaborato a cui sono molto affezionato “Weblog: nuovi spazi in Rete”. Il titolo, ricordo, venne deciso col prof. giusto qualche ora prima della consegna ufficiale; un centinaio di pagine di cui sono fiero, per il taglio, l'originalità e il mix che ho messo a punto. Come è andata poi? Il 14 dicembre discussione divertentissima nell'Aula dei Quaranta di Padova, per un 105 che comunque mi aspettavo. Deluso per il voto? In realtà no, ogni volta che vedo la tesi in mezzo ai libri di casa sono contento perchè, dalla gestazione alla fine, è veramente “mia”. Grazie weblog!!!
Dr.Jekill e Mr.Hyde, col blog (ahinoi) niente soldi né donne
Il mio blog: http://parolibero.splinder.com
Il blog ha cambiato il mio approccio al mestiere di giornalista, che svolgo nella più dinosaura delle testate, il Giornale Radio Rai (sì lo so, ora hanno messo i podcasting ma sempre dinosauri rimangono). Il senso di frustrazione che ricavo ogni volta dai rifiuti del caporedattore alle mie proposte di servizi sul mondo di Internet, delle nuove tecnologie, dei blog è pari solo alle "buche" che prendevo con le compagne di classe alle medie (e qui dovrebbe scattare in loop "Take on me" degli A-Ha). Le rare volte che è successo, per esempio in questa chiacchierata con Andrea Beggi, o per questo servizio su IneditaBlog a Genova, con intervista a Marco Palombi, fondatore di Splinder, credo di aver contribuito nel mio piccolo a diradare le nebbie dell'ignoranza internettiana che attanaglia i "miei" ascoltatori, la cui età media si aggira intorno ai 102 anni. Spiegare al collega cinquantenne di turno cos'è un blog, perché bisogna parlarne, quali sono i migliori, perché vale la pena starli a leggere e ascoltare, è ogni volta un'impresa ben più ardua che pomiciare con la più carina delle superiori nell'ultima fila del pullman (aridaje: sarà ormai chiaro a tutti che ho la crisi dei trentaepassa).
Io non lo volevo, un blog
Il blog di Loredana Lipperini, giornalista di Repubblica: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura
Io non lo volevo, un blog. Ho passato due anni a leggerli, a scrivere a proposito dei medesimi, persino ad invitare blogger a partecipare ad un’antologia. Ma aprirne uno, no: avevo paura di esserne troppo coinvolta in termini di tempo, che era già pochissimo. Poi, in una bella sera di settembre, mi trovai a passeggiare per le vie di Torino con il signor Giuseppe Granieri, il quale, senza molti giri di parole, proclamò che non avere un blog era una responsabilità. Soprattutto per chi lavorava nel mondo dell’informazione, e aveva notizie e riflessioni da comunicare in luoghi e modi diversi da quelli canonici. Per farla corta, due mesi dopo (novembre 2004) nasce Lipperatura. Mi ha cambiato la vita? Direi di sì: e non soltanto perché posso pubblicare pezzi di articoli e interviste inedite (quello è il meno) o intraprendere discussioni che su carta non troverebbero spazio. Ma perché posso dialogare di tutto ciò con altri: la cosa singolare è che, sì, ho conosciuto non poche persone interessanti, ma che con quelle che già conoscevo si è approfondito lo scambio intellettuale. Poi, c’è il risvolto privato: come reincontrare via blog amici persi di vista, colleghi lontani, persino la ex maestra elementare di mio figlio. Il quale, come pure sua sorella, ha ovviamente aperto un blog.
non esistono blog interessanti, ma persone interessanti che hanno un blog
Il mio blog: http://www.indignato.it
Questo sarà un post lungo. Perché, come recita il sottotitolo di Indignato, il blog su cui scrivo, “Avrei tantissime cose da dire”. E quando qualcuno mi chiede di dirle, il dato è tratto. Siete avvisati. Dire che il blog ha cambiato la mia vita è inesatto. L'ha completata, per fortuna.
Ormai non ricordo nemmeno più quando mi ci sono avvicinato, ai blog. 2003? Probabile. Forse 2002. Una vita e almeno quattro traslochi fa. Comunque avevo un blog su splinder, sotto nickname, molto personale e ora affossato nell'anonimato e, soprattutto, reso privato e invisibile. Su splinder si trova ancora una mia piccola creatura, un blog collettivo che rivive solo una settimana all'anno, nel periodo di Sanremo. Probabilmente alcuni di voi lo conosceranno, e magari ne saranno stati pure autori. Poi è arrivato Indignato, su cui sono capitato per caso, a ricevere il testimone da un amico che a sua volta l'aveva ricevuto da un amico; infine le esperienze di nanopublishing, con TvBlog e con il mio pallino di una vita, i video in rete, che si sta concretizzando con il videoblog quotidiano Teleblogo (con il quale sto preparando una piccola sorpresa per VitaDaBlogger). Occasionalmente scribacchio su Macchianera e in un certo senso – visto che Indignato è ospitato da Blognation - faccio parte di quell'establishment che molti blogger detestano. Ne faccio parte e al tempo stesso ne sono fuori, perché gli establishment esistono solo se si vuole che esistano. A me non interessano.
Ma lasciamo stare i dati e parliamo delle sensazioni, che sono più concrete.
La disinformazione può retrocedere
Il mio blog: http://www.gennarocarotenuto.it
Mi chiamo Gennaro Carotenuto, faccio il ricercatore universitario ed il giornalista. Come giornalista scrivo soprattutto per periodici latinoamericani. In Italia scrivo per Latinoamerica e collaboro con Radio3. La mia prima pagina "personale" era online nel lontano 1993 e si chiamava "Inventario". Un pre-blog in fondo. Quindi, per qualche anno, ho gestito due siti che si chiamavano radioitaliana.it e latidoamericano.org, che oggi non esistono più, mentre sul sito che oggi ospita il mio blog, gennarocarotenuto.it, un dominio che avevo registrato se non erro nel 1998 o 1999, tenevo il mio cv o poco più. Meno di due anni fa, grazie a dblog, una piattaforma in ASP, è nato l'attuale blog.
Quello che mi muove, oltre ad una quota probabilmente ineludibile di narcisismo, ed alla voglia incontenibile di comunicare, è il problema dell'informazione. E ti pare poco! In origine pensavo ad uno spazio dove pubblicare i miei articoli. Una versione aggiornata e modernizzata di Inventario, il mio vecchio sito della metà degli anni '90. Doveva essere un posto dove archiviare il mio lavoro e permettere alle persone di ritrovarlo e utilizzarlo. L'idea del diario francamente non mi interessava e per molti mesi non attivai neanche la possibilità di inserire commenti. Da quando l'ho fatto però ho percepito l'importanza (ancora narciso?), di una piccola comunità interessata ai temi dei quali scrivo, l'America Latina, le guerre, politica internazionale in genere. Col tempo ho scoperto che non solo potevo dare le mie informazioni, con il rigore che mi sembrava indispensabile, ma anche che c'era una palestra dove poter denunciare la maniera di fare informazione degli altri, falsa, manipolata, funzionale. Ed ho capito che il blog giorno per giorno nasce con l'interazione con i lettori.
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